Giuridicamente “per minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione Europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano” (art. 2 legge 47/2017).  

Qual è la normativa che tratta tutte le procedure che riguardano i MSNA?

Partendo dalle leggi internazionali occorre ricordare la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia con la Legge n. 176/1991. Essa stabilisce che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto in considerazione il preminente interesse del minore e che i diritti da essa sanciti devono essere garantiti a tutti i minori senza discriminazioni, a prescindere anche dalla nazionalità e dallo status relativo al soggiorno. Questo aspetto deve essere sempre tenuto presente.

La normativa italiana è rappresentata dalle norme in materia di immigrazione e asilo, ossia il d.lgs. 286/1998, il d.lgs. 142/2015 e la Legge 184/1983, che riguarda i minori in generale.

La Legge che ha portato significativi cambiamenti, perché ha messo al centro il minore come soggetto vulnerabile (apprezzata anche a livello europeo), è stata la Legge 47/2017, denominata Legge Zampa, dal nome della senatrice Sandra Zampa, prima firmataria del provvedimento: tale legge ha disposto sensibili cambiamenti nel percorso di accoglienza e integrazione e apportato delle novità sotto il profilo giuridico e della tutela dei MSNA.

I MSNA non possono essere respinti, hanno diritto di essere correttamente identificati e collocati in una struttura di prima accoglienza. È opportuno, per maggiore chiarezza, rappresentare sinteticamente il sistema di accoglienza dei MSNA.

Le strutture di prima accoglienza sono gli Hot-spot, il porto di sbarco. Ossia è il luogo della prima accoglienza, dove i MSNA e gli adulti vengono identificati, oppure i Cda, centri d’accoglienza. I centri d’accoglienza sono strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento.  I Cda servono ad accogliere per un periodo limitato i migranti il cui status giuridico non è ancora definito. I minori in strutture governative di prima accoglienza possono rimanere per un massimo di 30 giorni, sono gestite dal ministero dell’Interno in convenzione con gli enti locali

Le strutture di seconda accoglienza sono i SAI (ex SIPROIMI ed ex SPRAR): il primo sistema di accoglienza di secondo livello per i richiedenti asilo e rifugiati è stato lo SPRAR, sorto dall’accordo tra Ministero dell’Interno, l’ANCI e l’Alto Commissariato Nazioni Unite (UNHCR). Nelle strutture di prima accoglienza i ragazzi e le ragazze vengono identificati e ricevono informazioni sui loro diritti, compreso quello di richiedere la protezione internazionale. In seguito, vengono trasferiti in apposite strutture del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI), gestite dagli Enti Locali.

Purtroppo, nella Legge 5 maggio 2023, (nel cosiddetto Decreto Cutro) sono stati introdotti dei cambiamenti alla Legge 17/2017, che prevedeva, all’art. 5, comma 2, “(…)  “In  ogni caso, nelle more dell’esito delle procedure di  identificazione, l’accoglienza del minore è garantita  dalle  apposite  strutture  di prima accoglienza per minori previste dalla legge”. Infatti, al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 all’articolo 19, al comma 3-bis, dopo il terzo periodo e’ inserito il seguente: «In  caso  di  momentanea  indisponibilità  di strutture ricettive temporanee di cui al presente comma, il  prefetto può disporre la provvisoria  accoglienza  del  minore  di  eta’  non inferiore a  sedici  anni  in  una  sezione  dedicata  nei  centri  e strutture di cui agli articoli 9 e 11, per un  periodo  comunque  non superiore a novanta giorni».

Che il minore fosse accolto in strutture appositamente dedicate era una misura rispettosa delle esigenze di un minore; perciò, non si può che valutare negativamente la possibilità di trasferire degli ultra-sedicenni nei centri di accoglienza per gli adulti. Questa soluzione, infatti, non assicura i diritti e le tutele previsti dalla legge 47/2017, come il diritto allo studio e alla salute, predisposti nei centri di accoglienza per i MSNA.

Proprio perché i MSNA sono considerati soggetti fragili, è quanto mai opportuno osservare con strumenti adeguati se il percorso di accoglienza e di integrazione previsto dalla legge è rispettato e consente di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dal 2019 l’Osservatorio Nazionale sui Minori Stranieri Non Accompagnati, attivato e gestito dal CeSPI ETS (Centro Studi di Politica Internazionale), ha iniziato ad articolare una serie di attività dirette a monitorare lo stato di attuazione della legge Zampa, al fine di indicare punti critici attraverso il suggerimento di linee di indirizzo di policy e di strumenti efficaci per accrescere l’efficacia degli interventi. Questi obiettivi sono stati definiti su un orizzonte temporale di medio-lungo termine e attraverso attività di ricerca orientate a esaminare i principali ambiti di intervento della Legge Zampa.

Le attività ed i percorsi di ricerca contenuti nel quarto rapporto annuale, di recente pubblicazione, si sono sviluppati dal gennaio 2023 al gennaio 2024. In particolare, è stato utilizzato un modello in grado di esaminare la complessità e la multidimensionalità del percorso di accoglienza e di integrazione dei minori, attraverso l’uso di strumenti capaci di dare un “rapid assessment” nei territori. Molto apprezzabile è stata la costruzione di una rete di relazioni all’interno del terzo settore e con Istituzioni e Organismi Internazionali interessati e partecipi nel processo di accoglienza e integrazione dei MSNA. Nel 2023 la Regione individuata per esaminare la situazione dell’accoglienza e dell’integrazione è stata la Lombardia.

Prima di dare un resoconto della ricerca è opportuno descrivere i dati numerici dei MSNA arrivati in Italia e i relativi Paesi di provenienza, in quanto l’arrivo numeroso degli stessi ha fortemente condizionato il sistema di accoglienza: le criticità riscontrate, sia all’interno del sistema che nei territori, alquanto disomogenei, sono state evidenziate scrupolosamente.

Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a fine gennaio 2024, in Italia erano presenti 21.991 MSNA. Il numero è aumentato di 2.658 rispetto al mese di gennaio 2023.

I principali Paesi di origine:

  • Egitto (20,36%),
  • Ucraina (18,59%),
  • Tunisia (11,01%),
  • Gambia (9,19%).

La Sicilia è la Regione italiana che accoglie più minori (24,67%), a seguire la Lombardia (12,5%) e l’Emilia-Romagna (8,53%).

Consultando il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali emerge che al 31 marzo 2024 sono presenti 21.247 MSNA, ma occorre tuttavia tenere conto che nel mese di gennaio 2024 sono usciti dal sistema di accoglienza per raggiunta maggiore età 2.548 minori, il che significa che alla fine di gennaio 2024 i MSNA erano 19.443.

Dal primo di febbraio 2024 al 31 marzo 2024 l’aumento di MSNA è stato di 1.804.

Se confrontiamo i Paesi di provenienza non ci sono variazioni importanti:

  • Egitto (19,98%)
  • Ucraina (18,68%)
  • Tunisia (10,65%)
  • Gambia (10,20%).

Nelle conclusioni si legge: … “pur con consistenti variazioni territoriali lo stato di salute della rete dei soggetti deputati alle diverse forme di tutela e accoglienza dei MSNA in Lombardia è quantomeno segnato, se non destabilizzato, da condizioni ambientali e istituzionali piuttosto pesanti e impegnative”.

I problemi segnalati, soprattutto a Milano, ma sono gli stessi che si riscontrano in tutti i territori italiani, derivano dall’ingolfamento della rete, nonostante la disponibilità e la professionalità degli operatori. Le quantità, erano davvero così imprevedibili? , hanno trovato un sistema impreparato e disorientato che ha fronteggiato con soluzioni improvvisate e improvvide, come moschee, centri religiosi o affidamenti a famiglie disponibili ma non sufficientemente preparate.

Le strutture della seconda accoglienza hanno mostrato le criticità già ampiamente riscontrate prima dell’aumento degli arrivi dei MSNA, di carattere politico-organizzativo.

Innanzitutto, i posti disponibili nelle strutture Sai sono tra un quarto e un quinto del fabbisogno totale e, a questo problema, piuttosto rilevante, si aggiungono problemi di gestione, rendicontazione e monitoraggio. Il sistema non Sai ha rette più alte, 100 euro giornalieri invece dei 74 previsti per i Sai, e questa differenza ha provocato la fuoriuscita di alcuni Comuni. Le comunità educative affrontano fatiche enormi, anche di carattere economico, dovuto al ritardo dei pagamenti delle amministrazioni pubbliche, e causate dalle difficoltà a gestire minori che scaricano sul personale educativo la rabbia di cui sono portatori. Le stesse comunità non riescono a costruire forme di dialogo e di collaborazione. Ai diversi bandi delle prefetture non si è presentato nessuno, a causa del senso di frustrazione che vivono le comunità esistenti, che vedono l’accoglienza ai MSNA come realtà da cui estraniarsi.

Si vengono così a creare situazioni davvero emergenziali, con minori che dormono per strada o in sistemazione di fortuna: i pochi posti messi a disposizione appartengono al mondo del privato sociale e del volontariato cattolico. La situazione descritta sembra il frutto di una scelta politica ben precisa, orientata verso la “esternalizzazione”.

A parte qualche centro che ha cercato, anche sull’onda dell’emergenza, di rendere un servizio qualificato, la realtà vede sui territori strutture, create proprio sul bisogno emergente, inadeguate e incapaci di fornire servizi adeguati.  Nel Rapporto si legge a pg. 54 “Il sistema di accoglienza non è ancora pronto per garantire percorsi di crescita nel nostro Paese a favore di tutti i minorenni soli in arrivo”, il rischio è che la risposta alle necessità pressanti di accogliere i numerosi minori arrivati negli scorsi mesi consista nell’approntare “in urgenza luoghi di accoglienza non adeguati, dove gli standard nazionali e regionali per l’ospitalità dei minorenni non riescono ad essere soddisfatti”.

Il sistema della prima accoglienza appare oggi lesivo delle garanzie che si riferiscono allo status di un minore, e sembra ormai avviato alla demolizione dei modelli delineati dalla legge 47/2017.

Vengono pian piano smantellate quelle peculiarità che caratterizzavano il percorso di integrazione come il diritto alla cura, alla tutela, all’istruzione, all’assistenza psicologica, con un progressivo disfacimento delle buone prassi che connotavano la presa in carico dei MSNA: la situazione che si sta delineando è particolarmente pericolosa perché favorisce l’ingresso dei minori nell’illegalità e nella devianza, attratti da un guadagno “facile” e immediato.

C’è un altro aspetto che desta un segnale poco rassicurante e più che giustificato, generato dalle nuove procedure per l’accertamento semplificato dell’età, previsto dal DL 133/2023, che può alimentare l’idea che i migranti, per ottenere dei benefici, si fingano minorenni per avere dei vantaggi.

Purtroppo, la rappresentazione della realtà lombarda non è molto diversa dalle altre realtà nazionali, se anche l’11 maggio u.s., il presidente dell’Associazione Valdisole Solidale Odv, ha rilasciato un’intervista nella quale ha esplicitamente comunicato: “Spostarli da un posto all’altro non si risolve il problema, (15 MSNA erano stati trasferiti dalla struttura di S. Vito di Pergine a Trento in un container). Serve un nuovo progetto di accoglienza diffusa (…) manca il secondo passo, quello di inserire ed integrare questi ragazzi affinché possano anche loro essere cittadini a pieno titolo nella comunità che li ha accolti.  (https://www.ildolomiti.it/cronaca/2024/minori-non-accompagnati-panizza-spostarli-da-un-posto-allaltro-non-si-risolve-il-problema-serve-un-nuovo-progetto-di-accoglienza-diffusa).

Tuttavia, a fronte dei diversi problemi emersi in questi ultimi anni, gli attori della rete milanese, Prefettura, Comune. Forze dell’Ordine, Procura Minori e Tribunale per i minorenni si stanno costantemente confrontando per pianificare interventi migliorativi. Allo stato attuale il progetto è stato elaborato e pare che la volontà di realizzarlo sia forte. Anche il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha istituito un Tavolo avente per tema una visione estesa e integrata della presa in carico dei MSNA.

È necessario che l’esperienza maturata in questi anni nell’accoglienza e nell’integrazione dei MSNA, grazie anche ai contenuti della già citata Legge 47/2017, non vada dispersa, sarebbe un danno enorme, umano, sociale e culturale, che colpirebbe sia i MSNA, sia i ragazzi italiani.

Dina Galli, assistente sociale e docente del Master Tutela, diritti e protezione dei minori